Luca Beatrice
La transavanguardia e gli anni 80, a differenza dell’arte povera,
che pur essendo un’avanguardia molto importante
ha in se una sorta di movimento planetario
Perugia - Luca Beatrice, torinese, duttile, intraprendente. Promotore attento, nella prima metà degli anni Novanta, delle tendenze di punta dell’arte italiana, è uno dei critici e curatori più impegnati e attivi sul panorama internazionale Con acume artistico e maestria intellettiva ha curato la Biennale di Praga (2003-2005), il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2009, l’ XI edizione del Premio Cairo 2010, numerose mostre e autore inoltre di numerosi volumi e saggi sulla giovane arte italiana Tra le sue ultime pubblicazioni Da che arte stai? Una storia revisionista dell’arte italiana (Rizzoli 2010) e Visione di suoni. Le arti visive incontrano il Pop (Arcana 2010), volume incentrato sul rapporto tra musica e arte. Da luglio 2010, inoltre, è Presidente del Circolo dei lettori di Torino.
Con molta cortesia e disponibilità ci concede un’intervista alla conferenza stampa sulla mostra da lui curata “Il Teatro dei sogni. Da Chagall a Fellini”.
Da Chagall a Fellini il teatro del sogno cosa mette in scena?
Intanto non bisogna mai smettere di sognare altrimenti non si riesce a mettere in scena nulla. In questo caso si è messo in scena, escludendo un percorso lineare, una mostra dentro uno spazio labirintico dove lo spettatore possa perdersi e cercare l’orientamento sapendo che ci sono due nuclei tematici forti: Chagall grande pittore narrativo, pittore di storie quindi, e Fellini che io credo sia il surrealista italiano per eccellenza. Due grandi punti che non sono però il punto di partenza e quello di arrivo perché c’è dell’altro prima e dell’altro dopo.
Il sogno sembra essere il comune denominatore di almeno un’altra grande mostra “Dalì il sogno si avvicina”. Coincidenze o l’allusione manifesta di un sintomo?
Non so se siano coincidenze o meno. Trovo la mostra su Dalì una mostra sfiziosa, curata con estrema intelligenza da Vincenzo Trione che è un esperto di Dalì, ma soprattutto è uno che cerca di leggere l’arte moderna in chiave contemporaneL’arte contemporanea è segno, a mio avviso, di una pluralità di linguaggi. Non dobbiamo dimenticare che rispetto ad alcuni decenni fa il mondo è cambiato, per cui quando parliamo di Arte dobbiamo confrontarci con sensibilità non occidentali, con altri modi d’intendere, con altre culture che entrano più o meno prepotentemente nella nostra, quindi, secondo me, sta andando verso un rivolgimento epocale, sta andando verso la rilettura dell’occidente, certo è che la globalizzazione ne ha sovvertito i confini.a, che poi, è quello che abbiamo tentato di fare anche qui a Perugia.
Ritengo Dalì un personaggio importante ma in linea più generale reputo il Surrealismo una delle avanguardie più importanti e longeve nel senso che se alle origini poteva essere considerata l’avanguardia meno dura e pura rispetto al Dada e se volete anche rispetto al Futurismo, “surreale” è il termine che è durato più a lungo e che continua ancora a perdurare nell’epoca contemporanea.
Quindi si potrebbe dire surrealisti oggi?
Si, si potrebbe dire surrealisti oggi anche se ovviamente non è più il movimento surrealista che sovrintende ma è una sensibilità mai venuta meno.
Come definirebbe questa mostra?
Bellissima, l’ho fatta io.
La miglior chiave di lettura per perdersi dentro questo sogno?
Guardarsi i film, soffermarsi sui quadri, sedersi in quel vecchio piccolo cinema che abbiamo ricostruito per fare un omaggio al grande Federico Fellini, perdersi sognando.
Di che materia sono fatti i sogni?
Della stessa materia dei sogni come dice Tiromancino copiando Shakespeare.
L’Arte contemporanea dove sta andando?
L’arte contemporanea è segno, a mio avviso, di una pluralità di linguaggi. Non dobbiamo dimenticare che rispetto ad alcuni decenni fa il mondo è cambiato, per cui quando parliamo di Arte dobbiamo confrontarci con sensibilità non occidentali, con altri modi d’intendere, con altre culture che entrano più o meno prepotentemente nella nostra, quindi, secondo me, sta andando verso un rivolgimento epocale, sta andando verso la rilettura dell’occidente, certo è che la globalizzazione ne ha sovvertito i confini.
Qual è oggi il ruolo delle gallerie?
Il ruolo è stato epocale negli ultimi tre decenni, adesso diciamo che c’è qualche problema perché il mercato è un po’ fermo, ma sono convito che a livello di proposte le gallerie italiane sono la spina dorsale del nostro sistema.
1979, colore, immagini, transavanguardia, sembrano essere le parole chiavi del suo libro “Da che arte stai”, e il punto di partenza, secondo lei, del nostro presente artistico, ma di che arte è fatto?
Io parto dal 1979, dalla transavanguardia, soprattutto perché lo ritengo l’ultimo grande esempio di Made in Italy completamente originale. La transavanguardia e gli anni 80, a differenza dell’arte povera, che pur essendo un’avanguardia molto importante ha in se una sorta di movimento planetario, in qualche misura, ha dato al nostro paese la possibilità di rilanciarsi in tutto il mondo. Oggi sembra fermo ma chissà magari non dico con la tecnologia ma con l’artigianato riuscirebbe a proporsi.
I falsi nell’arte contemporanea logica conseguenza di una società dell’apparenza ?
Il bidone delle “Brillo Boxes” è un bidonestorico perché riuscire a vendere 110 esemplari delle scatole di Andy Warhol realizzati da un artigianello svedese è un bel colpo. Più che un falso secondo me si tratta di una truffa, perché falso è un Picasso che non esiste, truffa è la replica di un qualcosa che è stata fatta in un determinato numero di esemplari. Una vera e propria truffa per una società che non rinuncia all’apparenza
Lo scorso anno è stato il curatore del padiglione Italia alla Biennale di Venezia, cosa le ha lasciato questo esperienza?
Mi sono divertito molto. Mi trovavo nel posto più bello del mondo dove tutto il mondo ti guarda, una sana vanità.
Quale consiglio da ai giovani artisti?
Non do consigli. Bisogna fare, non avere paura, non pensare che esista un diritto acquisto per cui qualcuno dovrebbe necessariamente assisterti, se sei bravo la spunti. Poi, visto che leggerete questa intervista vorrei dire: per favore, non mandatemi più mail da sfigati. Se il mondo dell’arte non vi considera perché vi dovrei considerare io. Non siate sfigati.
Prossimi progetti?
Sono diventato da pochissimo presidente del circolo dei lettori a Torino, una nomina a carattere regionale, per cui sto lavorando molto perché ritengo che in qualche misura ha il dovere di relazionarsi con un pubblico più ampio. Poi delle altre mostre, nel prossimo maggio, tanto per parlare di quelle più impegnative, ve ne sarà una al Museo Pecci di Prato sul rapporto tra arte e musica, un mio vecchio cavallo di battaglia, , poi dovrei fare un altro libro con Rizzoli visto che è andato bene questo, però ancora non vi dico su cosa, perché non lo so
Luca Beatrice in tre aggettivi.
No, non ci casco un’altra domanda
La domanda di riserva?
Si
L’artista emergente per Luca Beatrice
Nicola Samorì.
di Antonella Iozzo © Produzione riservata
(03.10.2010)
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