La verità deformante
Ogni pennellata segna un passaggio da uno stadio sentimentale all’altro
29/01/2009
a cura di Antonella Iozzo
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Veronica Francione, il figurativo che corrode la forma, l’espressionismo che trattiene l’informe. Corpi in fuga dalla sostanza, anime dissolte nella materia, elucubrazioni mentali devastate dall’impatto fatale con il reale, vuoto consumato dal silenzio assordante. E’ la scenografia dalla quale emergono primi piani ravvicinati, tagli di luce netti e precisi, quasi una radiografia dell’anima, quasi figure umane desunte dal carattere illustrativo o narrativo per trascendere da se stesse ed essere tempesta emozionale nella purezza astratta dell’invisibilità. Un teatro d’ombre che si trasforma nella visione prolungata del paesaggio interiore, flusso inarrestabile in grado di mostrare Il Vento dell’anima sopra i nostri pensieri, dedalo che attrae, spaventa e rilascia l’odore acre della solitudine, mentre la sofferenza di uno spirito lacerato nella propria inviolabilità sfigura corpi e volti ripresi con una pennellata violenta e raffinatissima. Ogni pennellata segna un passaggio da uno stadio sentimentale all’altro, sogni e contraddizioni del subcosciente invadano, così, lo spazio e stabiliscono una comunicazione fra tratto, forma e colore, è il momento “patico” del gesto nella profondità del ritmo ritrovato, una musica che sfibra la materia per farsi volto nell’unità dei sensi, sintesi espressiva delle figure multisensibili della Francione. Dentro i protagonisti dell’opera, spazi pieni d’universo, fuori, città vuote di senso, tra le vertebre del soffio vitale, onde e vibrazioni intrisi di memoria pronti ad esplodere sulla tela, sono elaborazioni giocate su uno sfondo impastato con i Fantasmi del passato, l’effetto è una profondità ravvicinata che schiaccia il soggetto contro il nostro sguardo. Per la Francione interpretazione ed ispirazione sono un viaggio parallelo che conduce tra il corpo delle sensazioni – avvertite, sentite, percepite sulla pelle – e l’istante supremo della loro evoluzione in creatività trattenuta nella forza del tempo dipinto, qui i soggetti, prigionieri delle loro visioni, sentono il rumore del mondo ma rimangono immobili al risveglio della sensibilità suscitata da questa aggressione e attendono all’Orizzonte che il reale pittorico riavvolga le proprie linee ed adempia alla sua funzione catartica. Ambienti pulsanti restituiscono l’immediatezza del tratto e sul supporto affiora l’inconscio: ombre e frammenti di ricordi, pungenti come schegge impazzite, perforano il tessuto connettivo procurando una disgregazione epiteliale che l’artista restituisce con la lucidità della mente. La relazione tra il mondo reale e quello interiormente vissuto è una “second life” che naviga nelle acque instabili dell’identità alla deriva, Francione ne analizza gli effetti e gli affetti partendo dalla loro fisicità. Il corpo diviene, quindi, sede del tormento, dell’Ossessione, della malinconia, della percezione dolorante, è la materica espressione di uno stato emozionale convulsivo che riduce l’anima in pezzi discontinui, come coagulati. Con una gamma cromatica quasi minimale, esenziale, crea la materia vivente dalla quale ha inizio la sintassi sensoriale delle corde più intime, un’implosione vista dal di dentro, una dinamicità ritmica dissonante, ad un passo dalla stratificazione di tragicità partorita dalle delusioni. Da questa veridicità nasce una bellezza cristallizzata nel movimento di un cromatismo esasperato e straripante nella tensione del tratto al quale si va ad aggiungere un’emotività che fa vibrare l’intera composizione. I tormenti dell’animo, alterano la figura sulla quale trionfa l’espressione del dolore e nella quale la paura provoca l’asfissia della speranza. La quotidianità si sfrange, la forma si stacca dallo sfondo e con un passo in avanti diventa tattile, la Francione sembra attenderla sulla soglia per darle una nuova coerenza nella volumetria di mani forti, indurite dal segno e dal tempo, mani che cercano, proteggono, intrecciano legami immateriali e cercano di trattenere l’inafferrabilità di una musica lancinante solitaria e silenziosa che scuote la carne e consuma la coscienza in un amplesso arginatosi nelle viscere della terra. Il dialogo tra la materia sensitiva e il segno scopre il giorno e la notte dell’artista, anima contemporanea nel volto del presente futuribile. Prospettive inattese stravolgono lo spazio intessuto di drammaticità, sfumature quasi opache e atmosfere quasi plumbee caratterizzano un freddo, impietoso realismo espressivo. di Antonella Iozzo © Produzione riservata |
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