Crea in un’estrema concentrazione di grazia , di inebriante ardore
Filtri di luce e le sue composizioni si risolvono come cadenze in un solo sospiro
a cura di Antonella Iozzo
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Gilberto Carpo, il senso dell’Arte, il reale dell’impressione, la verità dell’espressione. Armonie irresistibili capaci di congiungere il pensiero alla forma, il tempo al segno, il silenzio alla materia sonora di cui è fatta la figurazione. Una figurazione che contiene i nuclei relazionali dell’intero cosmo, che, istante per istante, traduce la realtà in pittura, rendendo visibile l’invisibile, vero mistero dell’esistenza. La stessa esistenza che ci conduce sulla soglia della pittura di Renato Guttuso: cielo sgranato e aperto sulla condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni. Un incontro di sensibili entità estetiche tra le sale di una mostra, il più autentico ed il più vero che possa avvenire tra due artisti, tra due maestri, quello che meglio introduce alla conoscenza della propria poetica e della proprio parabola artistica. E’ qui che le opere, materia pulsante e vivente, dell’uno, penetrano nell’intimo sentire dell’altro, investendolo in pieno con il sentimento carismatico della loro essenza, attraversandolo in profondità con le loro luci e le loro ombre, musica silenziosa capace di giungere fin dentro il dedalo della mente e gli anfratti del cuore e di rinnovarsi ad ogni nuova visione. Sguardi oltre le tele che hanno portato Carpo dentro la materia guttusiana, attrazione fatale dalla quale è nata una nuova dimensione dello spirito, una nuova coscienza della vita nell’Arte. Due artisti, due pennelli, una sola verità rivelata dalle fibre più intime dell’Arte: la memoria della coscienza, l’anima che ne consacra il valore. Ripercorrere l’arco creativo di Carpo è un viaggio nella fascinazione dell’Arte, è attraversare le venature della sua sensibilità, è leggere la poetica umana nella traslazione artistica. Infiniti minuti d’estensione si aprono dal suo intimo tracciano il profilo indelebile della sua estetica e affiancano le vette guttusiane. La vita irrompe, il sentimento si stratifica come lava, come materia carica d’interiorità, tra la pura forza della geometria e l’insondabile senso del vero, ogni cosa è accompagnata da un repertorio immaginifico che l’artista trasferisce quasi teatralmente su tela, la potenza dell’immagine, di conseguenza, oltrepassa lo sguardo e incide il diaframma emozionale. Da questo forte impatto la linea più sensuale dell’autenticità inizia il suo canto, caricandosi di tutti gli ardori dell’anima, del tempo, del vissuto. Gli oggetti quotidiani, quasi banali, assumono di conseguenza, un’espressività affettiva. Il colore, corporeo, ne delinea la consistenza e le nature morte, come “La mela che cade” o “Cavolfiore”, al quale sembra restituirgli nuova vita, o ancora “Natura morta con anguria” fino a giungere a “Bottiglie e caffettiera” , sembrano cantici solitari che inebriano lo spirito con la loro costruzione plastica come con la loro tensione timbrica. Piccoli universi da esplorare lasciandosi sedurre dai riflessi chiaroscurali o dal fulgore compositivo. La visione fisica delle cose ha come controcanto l’essenzialità tangibile di splendidi corpi distesi, una sintassi pittorica in cui l’elemento cromatico dominante è il rosso, suadente l’opera “Nudo con coperta rossa”. Il drappo rosso intenso, vivido, richiama l’attenzione, ammicca il desiderio e si dipana su morbide curve, su fianchi modellati da chiaroscuri, su pensieri messi a fuoco dalla nostalgia, dalla passione che aleggia persistente, da sogni che lambiscono “Il sonno dell’adolescente”, solitudine dialogante con un sussulto, normalità rovesciata sul letto, dietro, cieli aperti su se stessi. La qualità impressa alla forma richiama una condizione di atemporalità mentre una certa vitalità interiore sembra percorrerla suggellando il reale sublimato dal segno intensamente rivolto verso il soggetto, la storia dell’arte, la propria elaborazione e concezione. Caleidoscopio di situazioni intellettive calibrate, sfumate, articolate nel fondale dell’Arte. Respiri di tensione, scansioni ritmiche, unità raggiunta, inizia lo splendore della visione con “ Le bagnanti” corpi sostanziati di sensualità si addensano nell’intensità cromatica, prensile corposità scavata nei volumi ben torniti. Un poema che abbraccia l’esotico con ferini suggestioni evocanti l’immaginario. “Senza titolo “e poi “ La Persiana“ colore fremente, eleganza e pudore teso ed estremo, ragione rappresentativa ed inquieta, tutto penetra fondali allusivi per poi librarsi, con grande dinamismo creativo, verso figurazioni tanto più danzanti e aeree tanto più inarcati nel vuoto, quasi inflessibili ponti sull’abisso del tempo e della realtà, quasi inganni dei sensi nel disincanto di un rinnovato orizzonte costruttivo. Sono i romanzi visivi di Carpo attraversate da venature tonali fuse con l’intera costruzione, palpiti ottici di atmosfere e di luci, pagine chiaroscurali dalla densità lirica. E’ una modernità in chiave espressiva custode di ariosità nuove, di melodie alte e fresche, di poesia vibrante e astratta, più astratta del visibile percepito, l’intuito, invece, risiede in quella profonda forza drammatico – espressivo che riconsegna unitarietà musicale ad una sinfonia concertante per due interpreti Carpo e Guttuso: la potenza espressiva dentro la forza del sentimento, Guttuso e Carpo l’audace sconvolgente forma del passato storico nella divaricazione della sostanza.
Note Biografiche Superata una tematica “tecnologica”di contestazione con immagini violente “tutte macchine ed ingranaggi”, che continua fino al 1975, approda quindi alla cosiddetta “Arte nello spazio pubblico” caratterizzata da alcuni importanti interventi su edifici pubblici. Ricordiamo in particolare un murale di mq. 40 presso il Municipio di Castelletto Ticino (eseguito nel 1978/79) era dedicato alla “Resistenza”, quindi un altro murale di mq 100 su una parte esterna delle Scuole Elementari di Baveno ( eseguito nel 1979), dal titolo “Omaggio ai lavoratori del granito” ed infine un trittico in terra cotta ed alto rilievo, collocato nella Scuola Elementare “Cleonice Tomasaetti” di Renco Righino a Verbania ( eseguito sul tema “La Pace”). Nel 1980 l’artista, per propria scelta ma anche in considerazione del venire meno delle ordinazioni parte degli Enti pubblici, ormai condizionati dalla crisi dilagante e dai conseguenti tagli alle spese culturali, torna a tempo pieno alla pittura, mai peraltro abbandonata. È finita la contestazione degli anni ’70 ed anche il discorso di protesta della sua tematica si fa più emblematico, meno violento e più simbolico. Mentre il contenuto si fa meno urgente, lo stile si affina. La tematica esistenziale, con riferimenti alla storia ed al sociale, non viene meno, ma non necessità più messaggi così palesi ed incisivi, come nel passato. Osservando le opere si percepisce un’atmosfera più distesa anche se ugualmente ricca di significati. Superate le preoccupazioni contenutistiche, Carpo si muove ora in piena libertà, con una ricerca della pittura fine a se stessa, è questo contesto che deve collocarsi anche la sua ultima produzione, in cui pittura e scultura si fondono in un'unica opera, con una mirabile armonia di linee e forme. di Antonella Iozzo © Produzione riservata |

































