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L’analisi della vita interiore

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La celebra epistola a frate Dionigi da Borgo San Sepolcro, ove descrive la scesa sul monte Ventoso, è la presentazione vivissima di questa conversione dalla natura allo spirito, necessaria premessa per una nuova valutazione del regno dello spirito. << E come Antonio, udite queste parole, più non cercò; come Agostino, dopo tale lettura, non andò più oltre; così io in queste brevi frasi silenziosamente riflettendo compresi tutta la stoltezza dell’uomo che, trascurato ciò che possiede di più nobile, si disperde nelle molte cose esterne, e quasi svanisce nelle parvenze del mondo esteriore, cercando fuori quello che dentro di se già possedeva >>.

Il monte che prima s’innalzava altissimo sembra ben misera cosa; << ne guardai la cima – esclama il poeta – e più non raggiungeva un cubito confrontata all’abissale profondità della contemplazione umana >>.

La ricchezza di Petrarca è forse tutta qui, nell’insistenza su queste esperienze fondamentali con cui l’uomo, stracciato il velo dell’interiore illusione che lo chiude a se stesso, si ritrova nella propria miseria e nella propria nobiltà.
 
Dal libro: “Umanesimo Italiano”  Filosofia e vita civile nel rinascimento – di Eugenio Garin – Ed. Laterza & Figli – 1993 – supplemento speciale del quotidiano “ Il Giornale”
 

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