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Sonetti di Sannelli

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Sonetti 
 

2

Quando la parte colorata è vista

dall’occhio sano, il colore non lascia

più chi vede. E chi osserva le trine

bianchissime con l’occhio molto sano

 

sta bene; il contrario è una cosa triste.

E una vita di donna alla finestra,

da sola, che lavora, e forse assiste

i vecchi o i figli, sembra una vittoria

 

degli occhi buoni. Questa forza era,

ed è, nel mondo vero. Ancora adesso

questa storia materna è già presente,

 

è vera e una realtà si unisce al sogno

e lo distrugge. È il più grande bisogno

dei perduti e dei cari del presente.

 

3

Il cibo preso e l’acqua che si beve

sono il cuore del corpo; questo muro

è un corpo. Una misura sola vive

per tutto e tutti. Così UN solo seme

 

crea UNA pianta: ma UNA pioggia cade

su tutte. Dove si trema, si trema

per la paura, più che per la fame

bestiale. E si lascia quel che si deve;

 

quello che perde, crolla senza vincere

nulla; quello che vince, un uomo, vuole

più spazio che ragione, più cultura

 

che gloria. Il risultato che si vince

è molto bello: una posizione vera

di questo cibo, che è una cosa pura.

 

4

La volontà di dire vuole prosa

e non poesia. Adesso la potenza

dello stile è diversa, in ogni pausa

dei quaderni finiti: c’è una cosa

 

più chiara in chiaro cielo, la gioiosa

passione dove è chiaro, una danza

giusta dove la danza serve, lancia

contro lancia se serve, una rosa

 

accanto a un’altra rosa. Questo è il gesto

cristiano e è opposto al suo contrario aspro,

il poco contro il buio. Tutta questa

 

storia privata è detta dalla prosa:

la madre esalta il figlio e il figlio questa

donna. In realtà è, da una rosa, una rosa.

 

5

Per imitare il suono della vera

vita, piaceva quasi una porpora

infetta, e presto tolta dalla scena

presente. La soavità è apparsa:

 

materia e materiali sono un oro

comune e l’arte è date, istanti, ore

reali e nomi uniti per la luce.

Da frutto deriva frutto, e l’estate

 

lo mostra bene. Un’aria lieve adorna

il cielo, i frutti, i semi, e questa fresca

presenza delle cose, che dà segni

 

visibili; e la vista possiede intensa-

mente la lunga dolcezza sognata:

che ora vive, avuta come propria.

 

 

 

 

I Venti sonetti (prima edizione: La Camera Verde, 2006) rimangono isolati dal libro che riscrive tutto. Lo chiede il loro aspetto e la loro storia privata: il lavoro della clinica e il lavoro in clinica. Anche i Sonetti sono oggetto di una nuova scrittura, e anche la loro prima edizione è abbandonata del tutto.

Di Massimo Sannelli
Fonte : http://farapoesia.blogspot.com