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La morte a Venezia

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La morte a Venezia Der Tod in Venedig


il  pensiero più tenero e più beffardo che sia mai stato pensato
 dal quale scaturisce tutta la malizia e la più segreta voluttà del desiderio




di Thomas Mann

 

… Così anche il dio, per renderci visibile l’astratto, ricorre volentieri alla forma e al colore della gioventù umana che egli, per farne uno strumento del ricordo, riveste di tutto lo splendore della bellezza, così che a tal vista noi ardiamo di dolore e di speranza.


Così egli pensava nel suo entusiasmo; così egli era dato sentire. E l’ebbrezza del mare e il fulgore del sole gli intesserono un’immagine maliosa. Era il vecchio platano poco lungi dalle mura di Atene, il sacro recesso ombroso profumato dagli agnocasti in fiore, adorno di tavolette votive e di pie offerte in onore delle ninfe e di Acheloo.  Limpidissimo il ruscello scorreva ai piedi dell’albero dai grandi rami, su un letto di ciottoli levigati, i grilli stridevano. Ma sul prato in dolce declivio, che permetteva di giacere quivi dall’ardore del giorno; l’uno quasi vecchio e l’altro giovane, l’uno brutto e l’altro bello, il saggio presso l’amabile. E fra gentilezze e lusinghevoli arguzie Socrate istruiva il discepolo Fedro sul desiderio e sulla virtù. Gli parlava della fervida angoscia che coglie l’uomo sensibile quando i suoi occhi scorgono un simbolo della bellezza eterna; gli parlava degli appetiti dell’esempio e del malvagio, che non può immaginare la bellezza quando ne vede il simulacro, e che non è capace di rispetto; gli parlava del sacro sgomento che afferra l’uomo di nobili sensi quando un volto divino, un corpo perfetto gli appare … come egli trema ed è fuori di sé, e osa appena guardare e venera colui che possiede la bellezza, e gli recherebbe sacrifici come alla statua di un dio se non dovesse temere di esser preso per pazzo.


Giacché la bellezza , mio Fedro, solo essa è amabile e visibile al tempo stesso; essa è, notato bene, la sola forma dell’immateriale che noi possiamo percepire coi sensi e che i nostri sensi possono sopportare. O altrimenti che sarebbe di noi se il divino, se la ragione la virtù la verità ci apparissero sensibilmente? Non saremmo noi distrutti e inceneriti dall’amore, come Semele al cospetto di Giove? Così la bellezza è, per colui che sente, la via che conduce allo spirito …solo la via, solo il mezzo, piccolo Fedro… E poi disse la cosa più sottile, l’astuto seduttore; disse che l’amante è più divino dell’amato perché Dio è nel primo ma non nell’altro…forse il pensiero più tenero e più beffardo che sia mai stato pensato e dal quale scaturisce tutta la malizia e la più segreta voluttà del desiderio.

Felicità dello scrittore è il pensiero che può tutt’intero divenir sentimento, il sentimento che può tutto trasformarsi in pensiero. … 

 



 Thomas Mann
nacque a Lubecca nel 1875 e morì a Zurigo nel 195. Proveniente  da una ricca famiglia di commercianti, si trasferì in gioventù a Monaco di Baviera dove presa a frequentare gli ambienti artistici e letterati. Dapprima nazionalista, a partire dagli anni Venti maturò ideali democratici, che lo portarono ad opporsi al nazismo. Avendo ricevuto nel 1929 il premio Nobel per la letteratura, all’avvento del nazismo la sua fama internazionale gli garantì  una certa libertà di movimento, della quale egli approfittò per abbandonare, nel 1933, la Germania. Dopo cinque anni di esilio in varie città europee, nel 1938 si trasferì negli Stati Uniti , ottenendo anche la cittadinanza americana.
Dopo la seconda guerra mondiale  tornò in Europa, e dopo
varie residence in ambedue le Germanie , scelse Zurigo come città dove passare i suoi ultimi anni.
Thomas Mann esordì nel 1898 con la raccolta di novelle  Il piccolo signor Friedemann, cui seguì il romanzo I Buddenbrook (1901), che gli assicurò un vasto successo. Nel 1903 uscì Tonio Kroger, quindi Altezza reale (1909), La morte a Venezia (1912), Padrone e cane (1919), La Montagna incantata (1924), Mario e il mago (1930),  Giuseppe e i suoi fratelli I . Le storie di Giacobbe (1933), Giuseppe e i suoi fratelli II, Il giovane Giuseppe ( 1934), Giuseppe e i suoi fratelli III. Giuseppe in Egitto (1936), Carlota a Weimar ( 1939), Giuseppe e i suoi fratelli IV. Giuseppe il Nutritore (1943), Doctor Faustus (1947), L’Eletto (1951), Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull ( 1954).
Fu anche autore di un testo teatrale, Fiorenza (1906), e di vari saggi fra cui Considerazioni di un impolitico (1918) e Saggio su Schiller (1955).

Fonte:
 

La Biblioteca di Repubblica

Novecento -42

La morte a Venezia

Di Thomas Mann

Titolo orignale: Der Tod in Venedig

Traduzione:  Anita Rho
Abbinato a Repubblica

ISBN 9-770390 107900

©1913 – Fischer Verlag , Berlino
©1966 – 1967 – Kata Mann

©1954 e 1990 Giulio Einaudi Editore Spa, Torino
©2002 Bibliotex, s.l., Barcellona, per questa edizione © Mediasata Group/Eurometing italiana.