Federico Zeri
Un velo di silenzio
Trenta capolavori visti da una grande storico dell’arte
a cura di Marco Dolcetta
La cosa più divertente nel corso del mio lungo rapporto con Zeri, rigidamente scadenzato dalla periodicità dovuta ai progetti comuni di lavoro sull’arte: fascicoli, libri, videointerviste, era prevedere ogni volta di che umore lo avrei trovato. Arrabbiato con il mondo intero, con solo una parte del mondo, oppure placato. Comunque interessantissimo, dal suo ritiro dorato di Mentana, a che cosa succedesse nella capitale.
Oltre all’opera d’arte gli interessava tutto ciò che riguardava l’attualità e la storia del mondo dell’arte. Erano interessanti le barzellette, la gag, le canzoni e le telefonate di Federico Zeri: tutte situazioni in cui il suo humour si rivelava al meglio esprimendo al tempo stesso anche i contenuti culturali che spesso erano all’origine delle sue battute. Ironizzare su personaggi, credenze religiose e politiche, criticare le mode e le istituzioni, sempre con il gusto del paradosso che sottendeva una implacabile etica nel considerare le persone partendo dai particolari estetici del vestire, dei modi, dello sguardo e del linguaggio.
Questo rigore senza moralismi Zeri lo applicava anche al suo guardare l’arte. Ogni personaggio, ogni avvenimento, non avevano per lui segreti e tantomeno interrogativi. Il suo punto di vista era comunque lucido, sempre chiarissimo nel suo smontare personaggi e atteggiamenti che considerava non autentici.
Zeri era autentico nel vivere, nel pensare la vita, e anche nello studio della storia dell’arte, così come era autentico il suo intuito sulla creatività dell’artista e sulla stria che aveva fatto l’opera.
Bastava che ricevesse una telefonata gli veniva descritto un quadro e in pochi secondi aveva già capito: il tempo di chiamare burberamente i suoi assistenti per farsi portare una foto dal suo archivio, che ne conteneva milioni, ed ecco che l’opera, anche minore, veniva identificata e valutata all’istante per telefono.
di Marco Dolcetta
Federico Zeri ( Roma 1921 – 1998), storico dell’arte, dal 1993 è stato vice presidente del Consiglio Nazionale per i Beni Culturali e Ambientali e membro dell’Acadèmie des Beaaux – Arts di Parigi.
Autore di numerose pubblicazioni, è intervenuto in varie trasmissioni televisive.
Fra le sue opere più note: Dentro la pittura, Pittura e controriforma, i Cataloghi dei dipinti italiani del Metropoltan Museum di ew York e della Walters Art Gallery di Baltimora e il libro Confesso che ho sbagliato.
Federico Zeri
Un velo di silenzio
Ed. Rizzoli (MI) , 1999
Pag. 264 Euro 23,24
ISBN 88-17-86352-1













