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Al Circo Sgarbi

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Al Circo Sgarbi l'arte  è un affare di famiglia 

 Non potevo mica limitare il numero degli intellettuali cui affidare la scelta

 





Venezia -  «Guardate questo Piero della Francesca, l’ho messo qui perché è l’opera più contemporanea di tutte»: un Vittorio Sgarbi scatenato guida alla scoperta del Padiglione Italia, che sta finendo di allestire, nonostante la vernice sia già aperta. «Se uno mi manda un’opera tra un mese, io gliela metto lo stesso: chissenefrega, sarà contemporanea più trenta giorni». 

Il Padiglione Italia è una sorta di Circo Sgarbi in cui lui si muove con piglio da domatore. Cambia collocazioni, titoli delle opere, «nomination», nel senso che gli artisti presenti, più di 200, sono stati nominati da intellettuali e lui scambia in extremis le loro scelte pur di mettere questo o quello. Il risultato è un accatastamento di quadri, sculture, installazioni che ti frastorna appena entri. La più bella? Sgarbi non ha esitazioni: «Quella che ho fatto io, il neon tricolore con la scritta “L’arte non è Cosa Nostra” che campeggia nelle varie sale». 

Se l’arte non è «Cosa Nostra», rimane però, in Italia, un affare di famiglia. Perché come racconta lo stesso Sgarbi, c’è chi ha scelto un’artista anche perché era figlio di un conoscente (ad esempio Francesca Leone, nominata da Ennio Morricone che era amico del padre) o di un parente. E in realtà, più che lo stato dell’arte («Perché dovevo limitare le opere? Non potevo mica limitare il numero degli intellettuali cui affidare la scelta», dice lui), il Circo Sgarbi racconta lo stato e i gusti degli intellettuali italiani. 

Delle defezioni il critico non si cura: «Serafini non voleva esserci perché diceva che era una mostra berlusconiana. Ma non esiste l’arte berlusconiana o zapateriana o sarkoziana, esiste l’arte e basta». E poi «alcuni come Spalletti non sono qui ma sono nelle mostre regionali». È un fiume in piena: «Mi accusano di odiare l’arte contemporanea. Ma non è vero, voglio solo dimostrare che tutto è contemporaneo, tanto Kounellis quanto il mio amico Fongia che gli ho messo di fronte, e le sculture di pane che fanno ancora adesso a San Biagio dei Platani, in Sicilia». È entusiata dell’Italia crocifissa di Gaetano Pesce e della collocazione «esterna» della scultura di Vangi come di quella di Vanessa Beecroft. 

Mostra Pistoletto («L’hanno scelto De Masi e Veronesi») e Velasco («l’ha voluto Giorello»), ricorda che quelle sculture di Politano gliele ha suggerite Lucio Dalla e quel dipinto di Piero Bolla Carlo Petrini. Gli intellettuali che hanno collaborato sono infatti bipartisan, ma alla fine resta il dubbio che proprio per questo si tratti di una mostra di arte «raccomandata». Specchio fedele di un Paese dove la raccomandazione più che l’arte non ha mai smesso di essere contemporanea.

di Rocco Moliterni
   (01/06/2011)
www3.lastampa.it