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A Basilea la giungla segreta del doganiere Rousseau

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Pittore "ingenuo" e incolto" solo all'apparenza, Rousseau - i cui esordi suscitarono l'ilarità di un pubblico abituato alle raffinatezze della pittura francese - partecipò attivamente ai fermenti culturali del tempo, raccogliendo in breve i consensi dei suoi autorevoli colleghi.  
 
di Giovanna Canzi 

Basilea - Canne, foglie di quercia, lillà e banane, cactus, agavi, foglie di palma: è un collage multicolor quello che compose Henri Rousseau nelle sue famosissime foreste tropicali, dove guidato da un principio di montaggio aggiungeva di quadro in quadro elementi sorprendenti e nuovi. Immerse nelle molte specie di arbusti e di fiori (Ardengo Soffici arrivò a contare fino a cinquanta tonalità di verde diverso nell'opera "Le rêve") vengono collocate lotte fra indigeni e felini, scimmie che giocano, orchidee abbaglianti, soli rossi e lune bianche.  

Oggi alcuni di questi incredibili paesaggi - giungle misteriose che sembrano nascondere segreti più che rivelarli - sono il cuore dell'esposizione che la Fondazione Beyeler dedica al grande pittore francese (morto cento anni fa), che impiegato al dazio di Parigi dopo la guerra franco-tedesca del 1870, passò alla storia come "il Doganiere". Aperta dal 7 febbraio al 9 maggio la mostra raccoglie circa quaranta opere provenienti da musei internazionali (Pompidou, National Gallery, Metropolitan, Hermitage) e da collezioni private.

Pittore "ingenuo" e incolto" solo all'apparenza, Rousseau - i cui esordi suscitarono l'ilarità di un pubblico abituato alle raffinatezze della pittura francese - partecipò attivamente ai fermenti culturali del tempo, raccogliendo in breve i consensi dei suoi autorevoli colleghi. Se i Simbolisti riconoscevano in lui l'essenza mitica del colore, Picasso e Gauguin furono affascinati dalla figurazione primitiva ed esotica delle sue tele, mentre Kandinskij vedeva nei suoi lavori il polo opposto e complementare alla sua ricerca di spiritualità.

Autodidatta e ostacolato dalla famiglia nella sua passione per la pittura («se i miei genitori si fossero accorti delle mie doti per il disegno, oggi sarei il pittore più ricco e famoso di tutta la Francia» era solito dire) Rousseau esordì tardi sulla scena artistica parigina con opere che nella loro anarchia post-impressionista aprirono la strada alla nascente modernità. Lavori dove lo spazio compositivo diventa il teatro di motivi e generi diversi - sia per i soggetti esotici, sia per quelli francesi - creando scenografie fantasiose, sospese fra sogno e realtà.  

Un gioco degli opposti, messo in risalto dalla mostra svizzera, che segue un doppio registro espositivo. Se da un lato le opere sono divise per nuclei tematici (ritratto, paesaggio, foreste), dall'altro all'interno di questo ordine si è creato il confronto diretto fra gruppi di quadri o coppie particolari, dove la distanza dei generi è superato da elementi comuni o schemi compositivi identici. Così se la palla dei giocatori del quadro "Le joueurs de football" è la trasposizione del motivo del sole al tramonto della celebre "Foret vierge au soleil couchant" (una composizione a cui non rimarranno insensibili artisti come Max Ernst e René Magritte), allo stesso modo lo schema compositivo di tre capolavori appartenenti a generi molto distanti fra loro - "La noce", "La muse inspirant le poète", e "Joyeux farceurs" - presenta consonanze segrete e corrispondenze non prive di magia.

 Fondation Beyeler, Basilea  -  www.beyeler.com

Fonte: lsole24ore.com