Il Movimento futurista, sulla scena italiana le idee “marinettiane”
Trento - La nascita ufficiale del manifesto del Futurismo è l’11 febbraio 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti, scrittore italiano, ma di cultura e formazione francese, scrive il testo “Fondazione e manifesto del Futurismo” . Marinetti e molti Futuristi considerano il giorno 11 di buono auspicio e lo indicano in molti altri manifesti anche se scritti o stampati in date diverse.
Ma è pubblicato il 20 febbraio del 1909 sul quotidiano francese “Le Figaro”, lo stesso giorno lo declama nel teatro Alfieri di Torino, dov’è in scena il suo dramma “ La donna è mobile”, e compare inoltre in lingua italiana sulla rivista “Poesia” ( da lui fondata nel 1905) .
Il punto cardine del manifesto è la rottura col passato, con la tradizione, con gli antichi maestri considerati inutili. Il futurista deve guardare la vita contemporanea e proiettarsi nel futuro.
Celebrare il movimento, la velocità, il dinamismo, il progresso. Non a caso Marinetti per il manifesto aveva pensato al nome “ Elettricismo” ma temeva che li avrebbero chiamati “elettricisti”. Poi “dinamismo”, ma anche questo non era proprio soddisfacente.
Il movimento fin dal suo primo apparire ebbe nel suo seno un fervore, un’irruenza anarchica. Si pensi al “Programma politico futurista” pubblicato su “Lacerba” nel 1913 e nel “Manifesto del partito futurista” del 1918, dove si affermava: Il parlamento verrà eletto a suffragio universale, il senato è abolito, viene introdotto in divorzio facile, si chiede l’abolizione della coscrizione. Se si passa poi al programma sociale troviamo la fine del latifondo e delle Opere Pie, la soppressione di ogni milizia politica, pari retribuzione per uomini e donne, il diritto allo sciopero. Si chiede un’intensa industrializzazione, creazione di rete ferrate e autostradali, sviluppo dell’edilizia scolastica.
Nella considerazione dell’epoca, sulla scena italiana le idee “marinettiane” giunsero con una travolgente, sconvolgente innovazione. Un progetto che non aveva precedenti . Di fatti il primo testo non si rivolge agli artisti, ma esordisce in un modo che può apparire singolare << Compagni!>>, e compagni a quel tempo si chiamavano solo tra anarchici e socialisti. Marinetti sferrò un vero attacco radicale alla tradizione liberale che dominava in Italia e che aveva in Croce e Gentile i suoi massimi esponenti.
I Futuristi si allontanano dalla mentalità del passato, ne superano i valori morali, politici e culturali per abbracciare la nuova realtà industriale che si stava affermando in Europa e in Italia. Sono favorevoli e inneggiano nel 1915 alla guerra. Poi Marinetti, aderisce al fascismo e gettò un ombra sull’intero movimento.
L’ambiguità e la difficoltà nella valutazione del Futurismo è proprio in quella volontà di Tommaso Marinetti di volere coinvolgere ogni aspetto della vita: dalla cucina al teatro, dalla letteratura alla fotografia, dall’architettura all’industria fino alla politica.
Sicuramente è l’arte che fa maggiormente suo il movimento con Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini. Ma il Futurismo ha vita breve, forse solo Balla, Severini e Depero ebbero una rilevante presenza oltre il Futurismo.
di Michele Luongo © Produzione riservata
( 03.02.2009)
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