Nichi Vendola la Sinistra del futuro
Una immagine sempre più internazionale
La vitalità del “rivoluzionario gentile” diventa contagiosa
Bari - La sorpresa è la nuova dimensione internazionale del personaggio, che è soprattutto persona, ma che nel contempo è diventato un vero e proprio brand. Un brand vincente, accattivante e decisamente innovativo, che identifica Nichi Vendola ela Puglia in un unico orgoglioso cammeo al centro delle attenzioni e delle analisi politico-sociologiche di mezzo mondo.
Dalla Gran Bretagna un conquistato Bill Emmott, scrittore inglese e già direttore dell’Economist, sulle colonne del Times ne esalta l’efficace esperienza di governo: tutta centrata sul tentativo di mettere in circuito green economy, impresa creativa, industria e ricerca. Anche se poi ne contesta l’appoggio appassionato a Fiom-Cgil, contro l’accordo sindacale alla Fiat di Pomigliano d’Arco.
Da Parigi è un coro d’ammirazione per l’azione politica del governatore e del relativo contesto regionale, la cui “modernitè èlègante” si rispecchia nella personalità di un leader che la sinistra francese farebbe immediatamente suo, se solo potesse. E che trova una declinazione tangibile nella mostra al Petit Palais di una Puglia che ora affascina, anche attraverso la luce e le tele impressioniste di Giuseppe De Nittis giunte da Barletta.
Addirittura d’oltre Oceano, dalla California, il governatore Arnold Schwarzenegger lo invita ad essere membro fondatore di una nuova organizzazione internazionale per combattere i cambiamenti climatici, e ad intervenire come protagonista al 3^ Global climate summit dei governatori alla University of California di Davis. Tanto Vendola è percepito a livello mondiale come leader e amministratore che si è distinto per l’attività ecologica.
Un carisma che inorgoglisce la platea congressuale di Firenze, particolarmente affollata, e che all’unanimità gli affida la guida del nuovo partito “a tempo” (Sinistra ecologia e libertà). Confermando di essere pronta al cammino col “Presidente non di un piccolo partito, ma di una grande speranza”. Quella piuttosto ambiziosa di farsi seme “buono” e fecondo, destinato a morire, per dar vita a una nuova Sinistra.La Sinistradel futuro. Quella che esce dai raccolti confini domestici e si fa capace di sporgersi sulla prospettiva più ampia dell’Europa.
“Affacciarsi oltre il ‘900 come portatori di una domanda nuova”, ha esortato il neo-presidente, facendo perno sulla “pietra angolare del lavoro”, per diventare artefici di “una straordinaria strategia politica del cambiamento”. In un Paese che cavalchi con personalità i processi di modernizzazione nel “globus”, e recuperi la forza e la suggestione della bellezza, quale patrimonio intrinseco d’identità nel caleidoscopico mosaico italiano del “locus”.
Per parlare di “modernità” e di “bellezza” la scelta di Firenze, antologia elegante e critica di entrambe, non è stata casuale. La città più internazionale, più illuminata e più artistica d’Italia è anche “agorà” ideale ed attuale per il confronto ideologico e programmatico con il Partito Democratico: l’interlocutore più diretto, complementare e indispensabile nel disegno politico di Nichi Vendola.
Che proprio nella città di Palazzo Vecchio fa leva sugli esempi lungimiranti di GiorgioLa Pira, Aldo Moro, Antonio Gramsci e Altiero Spinelli per allargare il fronte del dialogo, invitando a “trovare le parole per costruire comprensione”, a coltivare la pratica “dell’approfondimento analitico” e a rifuggire “la logica dei veti e la veemenza polemica”.
La vitalità del “rivoluzionario gentile” diventa contagiosa. Passo e cadenza innovativi sono percepiti con crescente ed entusiasmante facilità. D’Alema, a confronto, sembra aver perso da un pezzo la bussola della Sinistra. Da tempo gli viene difficile cogliere il vento, e avanza ostinatamente di bolina verso un Centro che, giorno per giorno, è sempre più crocevia politico improbabile di approdi senza rotta e di naufraghi senza speranza.
I messaggi ecumenici al Centro, allora, diventano inviti dal sapore kennediano a come contribuire per rafforzare le virtù di “una modernità quale connessione tra lavoro, sapere e libertà”. Per Nichi Vendola la modernità non può essere altro che: “La globalizzazione che cerca di attestare il Paese su standard di civiltà e libertà. Perché se il profitto del privato non incrocia la ricchezza sociale, quella che si accumula è ricchezza distruttiva”. Con buona pace di Marchionne e di chi la pensa come lui. Ai quali, comunque, il governatore pugliese non chiude la porta in faccia, ma li stimola evangelicamente “a rendere il nostro confronto più penetrante ed arricchirci delle nostre reciproche divergenze”.
Centralità della relazione sociale, libertà, relazione con la natura e relazione fra uomo e donna sono le declinazioni della “modernità” secondo Nichi Vendola, che lungo il suo cammino da leader vede crescere costantemente sostegno, consensi ed apprezzamenti, anche da larghi settori antagonisti. Bollenti spiriti, Apulia Film Commision, Puglia Sound Sistem sono solo alcuni dei risultati innovativi dell’azione amministrativa della sua squadra di governo, che continuano a tenerela Pugliae lui stesso in primo piano sul palcoscenico internazionale della politica e dell’economia.
“La bellezza salverà il mondo”, diceva Dostojevskij. E la bellezza a cui fa riferimento Nichi Vendola è quella propedeutica a una buona politica: “Il centro di una straordinaria strategia politica di ripensamento della Sinistra”. Una bellezza etica, morale e sociale, prim’ancora che estetica. Antidoto efficace per venir fuori dalle spire ammalianti e culturalmente micidiali del berlusconismo.
“La bellezza dei bambini di Taranto, che scrivono dell’insopportabile inquinamento e delle morti per cancro. La bellezza dello sguardo profondo di alcuni amici non vedenti, o quella della trasformazione della disabilità in diversa abilità. La bellezza di ogni condizione atopica, cioè di non luogo. Quella di ogni emarginato. La bellezza stigmatizzata da Oscar Wilde: l’amore che non osa definire il proprio nome. La bellezza delle relazioni. La bellezza del curare l’ambiente naturale. La bellezza della vita nuda di ogni essere vivente (seme o persona che sia), che non vuole essere mercificata. La bellezza dell’accogliersi tra generi e generazioni. La bellezza del custodire per trasmettere nel futuro. La bellezza d’immaginare che il presente non sono solo le sabbie mobili della precarietà diffusa, ma di far tesoro del passato, sapendoci congedare dal passato, per proseguire in quel cammino da sempre caratterizzato dalla nostra irriducibile nostalgia del futuro”.
di Antonio V. Gelormini













