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Il Centocinquantesimo

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Il Centocinquantesimo: Status Quaestionis
Restano i borbonici, il cui numero e l’attivismo 
 vanno crescendo moltissimo da quando
appena trent’anni fa, neanche esistevano.

 



Catanzaro - La ricorrenza non pare godere di ottima salute. Intanto, il maxicomitato ufficiale si è dissolto alla notizia che la crisi economica mondiale, europea e nazionale consigliava di stringere i cordoni della borsa; e il nuovo ha adottato una linea di prudente modestia. Quelli che sognavano feste grandiose, parate, film e concertoni, temo debbano aspettare il 2061.

Poteva essere però una paradossale fortuna il fatto che, impediti di sperperare denaro in fuochi artificiali tricolori, politici e intellettuali di parte unitaria si dedicassero a serie riflessioni sulla storia e sul presente della nazione italiana. Ci dovevamo aspettare dunque libri e convegni e trasmissioni e dibattiti seri, il che, a tutt’oggi, non è minimamente avvenuto; troppi piuttosto che professori di storia appaiono propagandisti e agitatori politici, per quanto, ahimè, un poco in ritardo con gli eventi.

Quando si sentono certi discorsi, l’impressione è che il dotto X e l’intellettuale Y non parlino del 1861, ma del 2010, con un occhio ai libri di storia e uno alle prossime elezioni; beh, mezzo a quelli e uno e mezzo alle altre. Si dice Garibaldi e Cavour, e sotto sotto si predica contro la Lega, e a favore del più sfrenato assistenzialismo.

La Lega, a sua volta, che non è composta di dotti storiografi, credo si preoccupi ben poco di quegli anni lontani, e molto di portare a casa il federalismo prima che qualche finiata butti giù il governo. Lodevole proposito, e che, per quanto mi riguarda, spero si realizzi al più presto; che però nulla aggiunge al dibattito storiografico.

Restano i borbonici, il cui numero e l’attivismo vanno crescendo moltissimo da quando, appena trent’anni fa, neanche esistevano. Ci sono in mezzo a loro seri e misurati studiosi revisionisti, e chi scrive spera di essere uno di quelli, però ottengono poca fortuna in mezzo a veri esagitati di nostalgia di un improbabile paradiso duosicialiano, i quali non solo sono del tutto privi del benché minimo senso critico, bensì e soprattutto mostrano di non avere alcuna intenzione di formarsene uno. Senza dire che al Nord c’è una Lega sola, mentre i gruppi borbonici sono alcune decine, quasi tutti composti da un presidente e forse un paio di seguaci, s’intende sempre pronti alla secessione. Mi spiace dirlo, ma la retorica borbonica non aggiunge al dibattito sul 1861 nulla di più e di meglio della retorica garibaldesca e cavouriana. 

Siamo dunque messi male su tutti i fronti. Vero che siamo ancora nel 2010.  C’è qualche speranza, per il 2011? 


di Ulderico Nisticò
(08.11.2010)