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Riflessioni sull’arte

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Riflessioni sull’arte

 

Ho l’impressione, che nel postmoderno, la così detta “arte contemporanea”,  non esista più

 

 

 
Verbania - Cosa si intende per arte? Il soggettivismo dell’artista si confronta storicamente: raccoglie ed elabora e trasforma.  D vivere nell’intera personalità dell’artista in modo creativo, in un processo di realizzazione fra  individualità,socialità, ambiente e cultura. Si pone e si distende in un’ idealità, in cui l’uomo sperimenta la propria sensibilità. Pulizia dello spirito, è onestà, è l’atto soggettivo del trasporto visivo, è l’anima che si concretizza e si racconta e immagine diviene così, visione estetica del suo libero sentire. E’ percezione, intuizione  e parte razionale, è costruzione tecnica, è intelligenza. Sono  elementi che vanno a dipanarsi ed esprimersi in unica sostanza.

Questo scavare nel profondo dell’essere, è amore portato in superficie ed è forse  proprio questo, che colpisce  il cuore dell’osservatore, a cui l’artista propone ed offre sé stesso. Mi pare che questo modo di sentire, sia comunque contemporaneità, sia comunque valido in tutti quei momenti, in cui l’uomo abbia elaborato la propria creatività.   

Ho l’impressione, che nel postmoderno, la così detta “arte contemporanea”,  non esista più: il brutto non è più brutto, il bello non è più bello ed il concetto estetico ben lontano dal porsi.
Forse un’ arte effimera? Certo, un’ arte senza fatica.
La  confusione totale.
Cade ogni distinzione, cadono i paletti: “poesia, armonia, equilibrio, sentimento e volontà di interrogarsi con il passato”. Tutto è ribaltato: il sesso con la pornografia, la politica con l’opportunismo, l’essere con l’avere. Migliaia di anni di storia, di ricerca, di tasselli, di spunti di studio e di apprendimento non sono più degni di essere presi in considerazione?

E’il nuovo a tutti costi? O forse è  più corretto esprimersi in modo nuovo?

A mio avviso si tratta, in altri termini, di ripensare al rapporto fra tradizione e futuro,facendo appello al monito di Friedrih Niezsche;” Ciò che distingue le menti originali non è essere i primi a vedere  qualcosa di nuovo, ma il vedere come  nuovo ciò che è vecchio, conosciuto da sempre, visto e trascurato da tutti.”

In questa confusione, viviamo momenti e situazioni in cui ognuno  di noi, suo malgrado,viene proiettato.  Sono riflessi di uno stato sociale in decadimento politico, morale  e culturale, che denuda da  ogni idealità. Il consumismo e la pubblicità, attanagliano l’essere con un solo fine, di renderlo  malleabile, influenzabile e gestibile.

Tale condizione,  pone l’arte, purtroppo e senza illusioni, nel nostro intimo, e rivela la nostra misera realtà.  E’ come se l’arte si rivoltasse su sé stessa, per lasciarsi andare, nella tentazione
di annientarsi nell’entropia.  

In una società in declino, ciò che si dovrebbe cogliere, è il pericolo di trascinare con sé l’arte e con essa il suo essere propositiva e se non venisse salvaguardata, protetta,  sarebbe un’ arte paragonabile a un fungo champignon, completamente staccato e scollegato dal terreno della vita.

L’artista attento, sa vedere  gli elementi. Li riordina, ritrova valori formali con   impegno di rinnovarli;   un armonico equilibrio di percezioni estetiche, una  nuova energia  di forma e di colore, di composizione, ove l’amore per le cose diventa  ancora valore da tramandare.

Vi è anche la società mercantile. Il peso della sua pressione. Non possiamo, non dobbiamo permettere che l’arte diventi solo mercificazione, in cui la moda prende  il sopravvento. Il mercato rischierebbe così di condizionare scelte estetiche, globalizzandole  a scapito di ricerche peculiari.

Sono  diversi interrogativi che mi pongo, sono riflessioni di uno stato sociale in cui mi trovo ad operare.

di Gilberto Carpo
( 17.02.2011)

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