L'egemonia del suono
Il suono supera l'immagine in termini di pervasività,
tuttavia c'è un punto in cui suono e immagine si equivalgono.
di Silvia Zambrini
Milano - Si sostiene che viviamo nella società dell'immagine ignorando il suono riprodotto, che pone il ricevente sempre al centro dell'esperienza percettiva ed è il vero protagonista dell'attuale paesaggio dei sensi. La radio risulta più invasiva della televisione poiché non c'è l'immagine che ruba attenzione all'ascolto. Il suono riprodotto, rispetto all'immagine riflessa ha il potere di essere recepito equamente nello spazio: è possibile sottrarsi all'abbaglio di un'insegna luminosa spostandosi di poco, non altrettanto all'ascolto di una colonna sonora diffusa con altoparlante. Il suono è ovunque e l'udito è sempre operativo.
L'immagine risalta attraverso i suoi colori e i suoi impulsi luminosi ma è il suono riprodotto che è riuscito a trasformare l'ambiente nella sua globalità. Il suono di per sé non ha comportato particolare inquinamento fino a che, amplificato, è divenuto colonna sonora in sempre più luoghi. Il suono dal vivo rimane localizzato e immediatamente riconducibile alla propria fonte: dove si sente suonare un flauto si sa già che molto vicino ci sarà anche un flautista. Il suono amplificato diffuso non riverbera, non viene assorbito da pareti e altri ostacoli, anziché perdere di intensità lungo l'ascolto continua a riprodursi in un effetto di rintrono complessivo di cui non si distinguono le fonti.
Questo tipo di disequilibrio ambientale acustico non rappresenta la controparte di un progresso tecnologico bensì la conseguenza di un ostinato utilizzo di tecnologie “vecchie”, superate. L'altoparlante mantiene il suo ruolo di coinvolgimento e persuasione già utilizzato durante i regimi del ventesimo secolo attraverso il megafono e gli eventi trasmessi alla radio. E' cambiato il messaggio, ora per lo più pubblicitario e “musicale”, ma non il mezzo che lo trasmette e così l'obiettivo di parlare a più persone possibili. Innovativo sarebbe semmai il suono che, pur essendo diffuso, arriva soltanto ad alcuni, oppure il segnale di avviso silente recepito unicamente dall'interessato. Ma il concetto di suono mirato non potrà mai essere compatibile con l'informazione coatta perché questa si avvale del suono riprodotto proprio nella sua grandezza, nella sua stessa sgradevolezza.
Il suono supera l'immagine in termini di pervasività, tuttavia c'è un punto in cui suono e immagine si equivalgono. Ciò riguarda il contesto sociale di entrambi, in termini di abitudini che portano al degrado morale oltre che ambientale. Quel processo di volgarizzazione del messaggio mediatico, di cui solo ora sembra ne si realizzi l'esistenza, in realtà è già in corso da un pezzo. Anche lo stordimento indotto è una forma di privazione della dignità, al pari delle immagini che sminuiscono la donna e offendono il buon gusto, considerando gli individui come oggetti indistinti da avvolgere in un'atmosfera invasiva che li fa sentire meno soli.
Siamo vittime di uno stallo tecnologico che non accenna a sbloccarsi anche perché il concetto di suono nella coscienza comune continua a distinguersi positivamente da quello di rumore. Questa falsa interpretazione di musica e parola come qualcosa di sempre e comunque accettabile contrasta con i veri mutamenti del progresso. Di fatto la rete informatica ci offre opportunità di contatto e approfondimento straordinarie già rispetto ad alcuni anni fa. Solo che poi è un peccato se nel Caffè dove ci si è dati appuntamento per conoscersi e condividere interessi, una banale colonna sonora impedisce di parlare e di comportarsi spontaneamente.
di Silvia Zambrini
(21.02.2011)
www.silviazambrini.org













