Bluarte.it

Facebook Twitter Google Bookmarks RSS Feed 

La truffa del Rock

E-mail Stampa PDF

 

 

 

 

 

 

                                                         La Grande Truffa Del Rock’n’roll

ovvero la storia del rock secondo la scienza dello spirito

 Rock_Swinole 

Ricorderete senz’altro il film-manifesto “The great rock’n’roll swindle” con la colonna sonora dei Sex Pistols, gruppo-guida del “punk”, fenomeno esploso in Gran Bretagna e USA nella seconda metà dei ’70.  L’idea di fondo del movimento – forma tipica di sottocultura - era quella di ridurre al livello più basso tutte le espressioni del linguaggio e del costume, consentendo a chiunque di ergersi ad “artista creativo” utilizzando mezzi rozzi e sconnessi, il tutto animato quasi da una cieca volontà di abbrutimento totale, una sorta di devoluzione inevitabile. 

L’avvento del punk pose drasticamente fine al sogno impressionista ed intimista del progressive, stile fondato su basi completamente opposte, cioè elevare a forma d’arte il rock primigenio attingendo soprattutto alla tradizione colta europea, oltreché alle culture musicali esotiche. In buona sostanza, il progressive (è una definizione di comodo) è fondamentalmente musica raffinata e libera, svincolata dalle ideologie sociali e dalle imposizioni aprioristiche del mercato.

Fu proprio l’intellighenzia inglese per prima a ripudiare il rock progressivo - definito anche “decadente” - (da ricordare, per esempio, le aspre critiche allo stile chitarristico di Robert Fripp, poiché svincolato dalla tradizione blues), visto come espressione della borghesia benestante, mentre esaltò il punk in quanto espressione della cultura proletaria o comunque dell’alienazione di una gioventù senza speranze di riscatto sociale.

Tra i personaggi che promossero il progressive va sicuramente citato Tony Stratton-Smith, fondatore dell’etichetta “Charisma”, la quale annoverava i Genesis, i Van Der Graaf, i Rare Bird ecc.. ; non dimentichiamo che questi gruppi, insieme ai King Crimson, gli Yes, i Gentle Giant ed altri, furono sostenuti con entusiasmo dai giovani dell’Europa continentale (Italia in testa), i quali acquistarono i loro dischi praticamente col passaparola….

Da tempo, questi personaggi fondamentali – i talent scout – definibili come imprenditori illuminati amanti dell’arte, sono totalmente assenti dalla scena artistica, sostituiti da manager politicizzati privi di senso estetico e rappresentanti del “pensiero debole” populista.

Il ’77 fu teatro di un drastico cambiamento di rotta, culturale e politico: aumento esponenziale del conflitto sociale e delle violenze ai concerti (all’insegna di “musica gratis per tutti”), consolidamento del terrorismo armato, diffusione sistematica dell’eroina in sostituzione del hascish, tanto per citarne alcuni.

Di pari passo, i modelli culturali si spostarono su parametri decisamente restrittivi: l’arte doveva essere al servizio della denuncia sociale e politica (piuttosto che espressione dell’interiorità e dell’elevazione umana) e “chiunque” poteva accedere alla fase creativa, secondo i paradigma della "musica gratis per tutti" e "tutti sono artisti".

Da questo momento è partita una spirale verso il basso che ha portato all'avvento del karaoke, dello strapotere dei DJ, del rap e finendo con l'aberrazione dei concorsi-reality come “Amici” e “X Factor” (a cui partecipano, voglio ricordarlo, paladini della 'alternativa' come Elio ed Enrico Ruggeri …. (sig!), non tanto diversi da trasmissioni come Il Grande Fratello o L'Isola Dei Famosi.

Oltretutto, molti personaggi di spicco della scena musicale dei '70 (sia musicisti che produttori) sono passati dalla parte opposta, avallando un sistema dedito alla produzione di massa, non certo alla diffusione dell'arte musicale.

Bisogna dire, invece, che colpisce positivamente e rallegra il fatto che tanti "ragazzi del '90" (i ventenni di oggi) amino e prendano come riferimento la musica prodotta 40 anni fa, rendendosi conto che tra questa e la produzione attuale c’è un abisso!  

Oggi riescono a sopravvivere nel mercato musicale solo gli artisti che hanno riscosso consensi entro gli anni '80, poi dall'inizio degli anni '90 (dal periodo di Tangentopoli), le porte si sono irrimediabilmente chiuse e da allora la scena musicale è popolata in grandissima parte da personaggi di scarso livello, “portatori d’acqua” dell’ideologia dominante (prevalentemente di sinistra o, se vogliamo, catto-comunista).

La produzione artistica di questo ultimo “ventennio” è caratterizzata in effetti da questo strano matrimonio: il populismo progressista come modello culturale diffuso ed il capitalismo corporativista come strumento di produzione di massa, insieme complici al fine di ottenere il massimo consenso ed il massimo profitto possibili senza curarsi della qualità delle idee e dei beni in gioco.

Nel nostro Paese, i vari Jovanotti, Caparezza, Capossela, Ligabue - tanto per fare dei nomi - elevati a guru della kultura di sinistra, sono in realtà autori ed interpreti perlopiù di canzonette da villaggio turistico, privi di spessore artistico e di ispirazione autentica.  
E’ chiaro che questa prassi poggia essenzialmente sull’appiattimento generale dei valori e fa leva sugli istinti più bassi dell’essere umano, avallando e sostenendo cioè modelli culturali di bassissimo profilo con cui il mediocre diventa protagonista assoluto della scena. La struttura stessa del sistema - i suoi processi produttivi, promozionali e distributivi - impedisce di fatto anche la sola visibilità di opere ed artisti che frequentano territori diversificati e più profondi.  

In pratica si attua una “censura” dal basso, dove il vero censore, oggi, non è un organo amministrativo o governativo, ma "l'uomo-massa" che con la sua totale mancanza di discernimento e senso estetico (Estetica come principio di verità) lascia che la bruttura e la menzogna dilaghino, senza opporre resistenza.  Ciò che è accettato dalla maggioranza diventa “il bene” e chi non si conforma viene automaticamente isolato: basti vedere come è utilizzato il web, palcoscenico in gran parte dominato da milioni di cerebrolesi che si mettono in mostra offrendo nient'altro che mediocrità e brutalità, fatte passare come arte o ironia e comicità!

Quanto esposto può sembrare un quadro pessimistico, ma è la realtà; realtà che non dobbiamo né accettare né alimentare, ma contrastare prendendo posizioni attive opposte, come convitati di pietra - Moai del XXI secolo – affinchè si possa creare un contrappeso per bilanciare questa bramosia di “apparire” della maggioranza, follia collettiva senza precedenti nella Storia umana.


di Alessandro Ceccarelli
     ( 25.03.2011)
www.alessandroravi.com

Fonte immagine: iffbratislava.sk